Dichiarazione guadagni Adsense

Si vuole cercare di fare luce su un argomento scottante e ben che non lo si voglia, va a toccare i webmaster che utilizzano annunci pubblicitari sulle proprie pagine web. Si tratta della dichiarazione al fisco dei guadagni maturati tramite il servizio Google Adsense..
L’articolo qui presente intitolato IL PROFILO IVA DI GOOGLE ADSENSE™ è tratto dal forum di Giorgio Taverniti e postato da i2m4y moderatore della sezione Web e Fisco del forum.

IL PROFILO IVA DI GOOGLE ADSENSE™
Nel presente scritto si vuole esaminare il profilo ai fini dell’Imposta sul valore aggiunto (IVA) del sistema Google Adsense™. In particolare si indagheranno a cascata:
– le modalità tecniche di funzionamento;
– l’inquadramento giuridico della fattispecie in Italia;
– il profilo IVA vero e proprio;
– gli obblighi fiscali conseguenti.
Il riferimento sarà sempre relativo a soggetti passivi d’imposta domiciliati e residenti in Italia (Imprenditori individuali, società ed enti commerciali) per siti internet visibili in Italia, di loro proprietà, tenuta altresì in considerazione la residenza-domicilio extracomunitaria di Google Adsense™.

MODALITA’ TECNICHE DI FUNZIONAMENTO
La fattispecie: un soggetto italiano, aderendo a Google Adsense™, mette a disposizione di tale sistema uno spazio ben identificato, sul proprio sito internet, dove inserire alcuni link testuali, a volte con breve descrizione.
Sugli spazi messi a disposizione dai soggetti proprietari di siti web, Google Adsense™ fa ruotare vari link testuali, ogni volta che tale pagina viene ricaricata dal navigatore.
Lo scopo dei link proposti nelle aree messe a disposizione di Google Adsense™ è quello di rimandare il navigatore ai siti web dei soggetti terzi inserzionisti.
I soggetti terzi inserzionisti, ricevono dunque un servizio, diciamo per ora, di “visibilità�? da parte di Google Adsense™, per il tramite dei soggetti proprietari dei siti web che aderiscono al sistema mettendo a disposizione gli spazi.
I soggetti terzi inserzionisti quindi pagano a Google Adsense™ un corrispettivo per ottenere quella “visibilità�?, precisamente ad ogni visualizzazione del loro link testuale o per ogni click; Google Adsense™ a sua volta paga un corrispettivo ai soggetti che gli mettono a disposizione gli “spazi espositivi�?, precisamente per ogni visualizzazione o click del navigatore su uno di quei link ospitati.
Dunque un rapporto tra tre soggetti; nello specifico si vuole qui indagare il profilo IVA del rapporto tra il fornitore dello “spazio espositivo�? e Google Adsense™.

INQUADRAMENTO GIURIDICO-IVA DELLA FATTISPECIE IN ITALIA
Non si può prescindere da un’indagine preliminare su cosa venga “pubblicato�? con il sistema Google Adsense™ negli spazi messi a disposizione nei siti web ospitanti.
Si tratta di link testuali, eventualmente con una breve descrizione, il cui scopo è quello di rimandare al sito web dell’inserzionista. Quindi il fine è quello di veicolare il maggior numero di navigatori verso un determinato punto del web.
Pare logico tentare di paragonare questa fattispecie virtuale a quanto potrebbe succedere nel realtà concreta.
A mio giudizio il paragone è facilmente ipotizzabile: i manifesti (link) apposti su cartelloni (spazi web) che diffondono al pubblico un messaggio oppure gli spazi sulle pagine dei giornali dove inserire messaggi promozionali.
Verificando che lo scopo di tali link è nella massima parte quella di veicolare nomi, marchi, prodotti e/o servizi commerciali, risulta spontaneo affiancare tale pratica a quanto ordinariamente in uso per i messaggi pubblicitari.
Dunque mettere a disposizione quegli spazi sui propri siti web equivale a fornire servizi pubblicitari?
Nell’indagine giuridica sulla fattispecie il primo riferimento non può che essere alla sentenza n. 68/92 del 17.11.1993 (in relazione alla Direttiva n.77/388 del 1977) della Corte di Giustizia Ue, la quale ha affermato che per “prestazione pubblicitaria�? debba intendersi ogni operazione che costituisca parte indissolubile di una più vasta campagna pubblicitaria e che, pertanto, concorra alla diffusione del messaggio pubblicitario (facendo l’esempio della fabbricazione di supporti per la diffusione di messaggi pubblicitari).
Il Ministero delle Finanze ha poi avuto modo di esprimersi in merito alle prestazioni accessorie a quelle pubblicitarie con la risoluzione n. 6 del 11.02.1998 di cui riporto un tratto saliente:
“…in relazione alla fattispecie in discorso il problema concreto diviene quello di verificare, in relazione alle singole prestazioni rese o ricevute dalla società ___, la sussistenza o meno del rapporto di accessorietà rispetto alla prestazione principale, di natura pubblicitaria, effettuata dalla predetta società italiana nei confronti della consociata francese.
Per la sussistenza del rapporto di accessorietà è necessaria, ma non sufficiente, la convergenza di tutte le prestazioni nella direzione della realizzazione di un unico obiettivo, ossia, nella fattispecie in esame, la realizzazione di una campagna pubblicitaria diretta all’incentivazione delle vendite sul territorio nazionale.
E’ altresì necessario, ad avviso della scrivente, un nesso di dipendenza funzionale delle prestazioni accessorie rispetto alla prestazione principale. Occorre in particolare che le prestazioni accessorie siano effettuate proprio per il fatto che esiste una prestazione principale, in combinazione con la quale possono portare ad un determinato risultato perseguito.
Conclusivamente, sono accessorie solo le operazioni poste in essere dal medesimo soggetto in necessaria connessione con l’operazione principale alla quale, quindi, accedono e che hanno, di norma, la funzione di integrare, completare o rendere possibile la detta prestazione o cessione principale. Sulla base di tali criteri dovrà essere valutata, caso per caso, la ricorrenza del rapporto di accessorietà nei sensi in cui è definito dal menzionato art. 12 del D.P.R. n. 633 del 1972. Conseguentemente, ai fini dell’applicazione dell’art. 7, quarto comma, del D.P.R. n. 633 del 1972, nell’ambito del quale il concetto di “prestazioni pubblicitarie” va riferito ad un’operazione oggettivamente riconoscibile come relativa ad un’attività di promozione ben individuata, può farsi riferimento alla sentenza della Corte di Giustizia CEE la quale, con decisione n. 68/92 del 17 novembre 1993 ha affermato come nelle “prestazioni pubblicitarie” debba intendersi ricompresa ogni attività indirizzata alla trasmissione di un messaggio promozionale, relativo a beni e servizi, purché le prestazioni rese siano riconducibili ad un “unicum”, rappresentato dalla prestazione principale(e prevalente), qualificabile come attività pubblicitaria.�?
Un ultimo riferimento è da farsi alla Risoluzione 18.11.2003, n. 209/E dell’Agenzia delle Entrate, perché tra le poche che parlano di “link�?.
Essa però pare subito poco calzante in quanto riferita ad un caso particolare, in cui il link ospitato rimandava alla pagina di un inserzionista dove veniva sottoscritto un contratto di fornitura commerciale (di linea ADSL) e la società ospitante si impegnava specificamente alla promozione della sottoscrizione di contratti di fornitura e non unicamente alla veicolazione pubblicitaria del nome, marchio, prodotto o servizio in termini dunque di mera “visibilità�?. Si trattava quindi più di intermediazione commerciale (o procacciamento d’affari) piuttosto che di diffusione pura e semplice di un messaggio promozionale.

Dalla lettura dei documenti ufficiali citati, reputo quindi che non possa che evincersi che la messa a disposizione di spazi pubblicitari debba essere intesa quale parte indissolubile di una più vasta azione pubblicitaria, quale mezzo indispensabile, e dunque rappresentare, di per se, un servizio pubblicitario.

IL PROFILO IVA
L’indagine, viste le nazionalità dei soggetti coinvolti e l’ambito di diffusione globale dei servizi internet, deve avere a riferimento anzitutto la territorialità ai fini dell’imposta sul valore aggiunto dei servizi pubblicitari.
Nel specifico (committente extracomunitario), l’art. 7, c. 4, lett. f, del D.P.R. 633/72 individua quale criterio principe quello del luogo di utilizzo dei servizi e, dunque, l’ambito territoriale di diffusione del messaggio pubblicitario, cioè il luogo in cui si concretizza la destinazione/visualizzazione di quegli spot (si veda la Ris. Min. n. 425853 del 05/10/1984 a proposito di pubblicità a mezzo stampa).
Ma per un mezzo fruibile in tutto il mondo come internet è corretto individuare in Italia il predetto luogo di utilizzo?
A parer mio si e questo principalmente per due considerazioni:
1) i messaggi ospitati da siti italiani sono generalmente in lingua italiana e dunque rivolti massimamente al mercato italiano (se si eccettuano i rari luoghi nel modo in cui la lingua di Dante è utilizzata) ed in ogni caso l’accesso a tali siti non è impedito a soggetti residenti sul suolo italiano;
2) La Risoluzione del 15.12.1990 prot. 470170, in proposito di territorialità di servizi pubblicitari radio-televisivi, ha individuato il seguente principio:“ai sensi dell’art. 7 lett. g) DPR 633/72 qualora le prestazioni di servizi siano rese ad un committente extracomunitario, deve applicarsi il criterio dell’utilizzazione, dovendosi assoggettare ad imposta solo quelle utilizzate nello Stato italiano.
Qualora non sia possibile enucleare da una complessa prestazione la quota parte utilizzata in Italia, l’intera operazione dovrà essere assoggettata ad iva.”
Se dunque il luogo di diffusione del messaggio è anche l’Italia e non è possibile stabilire in che quota parte la visualizzazione di quei messaggi è fruita al di fuori del territorio nazionale, tali prestazioni di servizi (l’ospitare il servizio Google Adsense™) saranno normalmente imponibili ad IVA per l’intero corrispettivo.
Ove invece fosse possibile individuare oggettivamente quale parte del servizio venga fruito al di fuori del territorio nazionale, solo la parte di corrispettivo corrispondente a quanto realizzato in Italia sarà imponibile ad IVA.

A parere di chi scrive a nulla vale la nuova normativa nazionale in tema di c.d. “commercio elettronico�? (Rif. Art. 7, c. 4 DPR 633/72 come modificato dal D.Lgs. n. 273/2003 che recepiva la direttiva comunitaria 2002/38/CE del 07.05.2002) poiché la fattispecie concreta qui esaminata non ha i requisiti in essa prescritti.


GLI ADEMPIMENTI CONSEGUENTI

Atteso che le prestazioni in oggetto saranno ordinariamente imponibili ad Iva in Italia risulta ovvio concludere che debbano essere rispettate tutte le ordinarie disposizioni IVA in materia di momento impositivo, fatturazione, registrazione, liquidazione, versamenti e dichiarazione.

L’aspetto semmai più problematico è capire se il corrispettivo riconosciuto da Google debba intendersi comprensivo di Imposta oppure no. Questo sembra comprensibilmente essere un problema sentito dai webmasters italiani in quanto considerarlo comprensivo di IVA vorrebbe per loro significare la compressione dei ricavi conseguente al versamento di imposta connesso.
Riporto dunque un messaggio ufficiale di Google Adsense™ ricevuto da un aderente al servizio (cioè un fornitore di spazi per gli annunci):

“Gentile Sig. XXXXX,

La ringraziamo per l’immensa pazienza dimostrata. Il dipartimento
competente ci ha fornito la risposta al suo quesito: le confermiamo che quanto riportato nella sua prima email è corretto, e cioè nella fattura da inviare a Google dovrà inserire 100 USD + 20% IVA, supponendo che l’ammontare del pagamento sia pari a 100 USD.

Il totale della fattura sarà 120 USD, e Google le rimborserà 20 USD. Le raccomandiamo di prestare particolare attenzione nella compilazione della fattura stessa. Per praticità riportiamo di seguito la lista delle informazioni necessarie:

  • Data di emissione
  • Numero fattura
  • Partita IVA del publisher
  • Partita IVA di Google (EU372000041)
  • Nome e indirizzo del beneficiario come riportati nel suo account AdSense
  • Nome completo e indirizzo di Google (come indicati di seguito)
  • Una descrizione dei servizi forniti dal publisher AdSense (come ad esempio “fornitura a Google di spazio pubblicitario sul sito Web per la pubblicazione di annunci)
  • Data pagamento (questo è il periodo di tempo i cui i rendimenti sono stati generati, o la data di emissione del pagamento)
  • Importo tassabile (ammontare del pagamento)
  • Percentuale (%) di IVA applicata (questa è la percentuale di IVA applicata in base al paese indicato nel suo account AdSense)
  • Importo IVA (l’esatto ammontare in dollari come determinato dalla % IVA)

Dopo aver inserito le informazioni richieste, potrà inviare la sua fattura al seguente indirizzo:

Google Inc.
AdSense VAT
PO Box 2050
Mountain View CA 94042

Dopo aver ricevuto la sua fattura completa e accurata per il rimborso IVA, procederemo all’emissione del pagamento all’indirizzo indicato nel suo account AdSense.�?

Vista la comunicazione ad personam, non si può fare di questa comunicazione un principio generale valido per tutti gli aderenti al sistema, ma sicuramente è un punto di partenza per comportarsi in un modo che sembrerebbe del tutto ragionevole e non penalizzante per il fornitore di spazi e per lo stesso Google Adsense™.

Articolo tratto dal forum di Giorgio Taverniti e postato da i2m4y moderatore della sezione Web e Fisco del forum.

Trovato tramite http://affiliazioni.blogspot.com/

8 Risposte a “Dichiarazione guadagni Adsense”

  1. Resta il problema…..assenza di partita iva……e non è un problemino

    Rispondi

  2. Come può definirsi attività commerciale quella dei publishers se con quello che ricavano (se lo ricavano) dai pay-per-click non riescono a pagare nemmeno la bolletta mensile dell’ADSL?

    Pensate alle centinaia di migliaia di titolari di siti amatoriali che ospitano i programmi pubblicitari pay-per-click obbligati ad aprire una partita IVA: come fanno a pagare l’imposta se con gli introiti non riescono nemmeno a pagarsi il server su cui ospitano il prpio sito web?

    Tutte le considerazioni riportate dagli “esperti” sembrano non considerare queste realtà.

    Rispondi

  3. Esiste un importante errore di fondo in quanto scritto qui sopra:
    Ecco quanto presupposto, ma sbagliato:

    FALSO: “spazi messi a disposizione dai soggetti proprietari di siti web”
    VERO: non metto a disposizione uno spazio web, ma un IFRAME all’interno delle mie pagine. L’IFRAME e’ simile ad un link ad una pagina. Io fornisco quindi un link al sito di Google. E Google mi paga per questo link.

    FALSO: “un rapporto tra tre soggetti”,
    VERO: il contratto e’ solo tra me e Google.

    FALSO: “i messaggi ospitati da siti italiani”,
    VERO: i messaggi pubblicitari vengono forniti dai server di Google

    Io inserisco nelle pagine del mio sito und funzione IFRAME, che punta al sito di Google, nient’altro. Il browser di chi visita il mio sito intepreta il comando IFRAME e richiede pubblicita’ al sito di Google.

    La pubblicita’ e quindi lo spazio web per la pubblicita sono quindi forniti da Google, non dal mio sito.

    Il rapporto che Google ha con i propri fornitori non mi interessa, e non posso influire su quale pubblicita’ di quale inserente Google invia a quale visitatore…

    Google mi paga per l’IFRAME nelle mie pagine. Questo codice IFRAME rimane invariato (lo inserisco cut-n-paste dal sito di Google)

    Penso proprio, che sia corretto quindi applicare l’art. 7 – comma 4 – lett. D – del DPR 633/1972: fattura esente IVA.

    Saluti

    Rispondi

  4. Grazie mille, articolo molto interessante.

    “Vista la comunicazione ad personam, non si può fare di questa comunicazione un principio generale valido per tutti gli aderenti al sistema, ma sicuramente è un punto di partenza per comportarsi in un modo che sembrerebbe del tutto ragionevole e non penalizzante per il fornitore di spazi e per lo stesso Google Adsense™.”

    Quindi ognuno si dovrebbe rivolgere in prima persona al team di Google, quanlcun altro ha avuto la stessa risposta?

    kalos

    Rispondi

  5. Se qualcuno permette ad un società, per analogia Google, di mettere un cartellone pubblicitario sul proprio terreno, per analogia un sito web personale o blog, in cambio di un pagamento, non credo che debba avere una partita iva per ricevere il denaro. Le eventuali tasse normalmente vengono pagate dalla stessa società, così dovrebbe fare Google Italia.

    I quotidiani vengono prodotti e venduti (l’attività principale e l’obbiettivo non è la creazione di contenuti), i blog ed i siti sono accessibili gratuitamente (l’attività principale è la creazione di contenuti). Nel primo caso si tratta di un’attività di impresa, nel secondo no.

    Non mi pare nemmeno che chi inserisce un annuncio di adsense possa essere considerato un procacciatore, dato che non svolge nemmeno attività di contrattazione, ma semplicemente inserisce contenuti, che sarà la stessa Google a valutare per poi inserire i propri annunci.
    Non vi è nemmeno un minimo di continuità nell’attività svolta dato che gli introiti possono variare indipendentemente dalla propria capacità. Oltretutto, non è nemmeno possibile incentivare i click.

    Leggete invece come tratta questa problematica la Oxado, non a caso una società europea (non esiste Google Italia?) a questo link:

    http://www.oxado.com/bin/faq?q=116&action=faq_print_ans&lang=it

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  6. Ciao Erri
    grazie per la segnalazione, ho modificato il link che hai inserito direttamente in lingua italiana.

    Rispondi

  7. Secondo me chi mette degli annunci adsense sul proprio sito non è assimilabile a chi vende degli spazi pubblicitari, perchè non pattuisce un prezzo a priori, ma un ricavo a rendimento. Sono ignorante in materia fiscale, ma a me sembra lavoro a cottimo. E’ possibile che un lavoratore a cottimo debba essere considerato un imprenditore??

    Rispondi

  8. Dal centro assistenza adsense: https://www.google.com/adsense/support/bin/answer.py?answer=64176&topic=148

    “Se le autorità locali richiedono l’emissione di una fattura per la rimessa dell’IVA, può inviarla all’indirizzo indicato di seguito:
    Google AdSense Payments – VAT
    Gordon House
    Barrow Street, Dublin 4
    Ireland
    Il nostro numero di partita IVA è EU372000041.”

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