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Panoramica sull’etica hacker

Da una decina d’anni ormai, non passa giorno senza che qualsiasi ambito mediatico della nostra società esprima giudizi ed opinioni sul fenomeno informatico e telematico degli hacker. Quasi sempre associati all’ormai consolidato concetto della “pirateria informatica”, gli hacker sono forse la fonte di pericolo maggiormente temuta da qualsiasi internauta ma anche dalle maggiori società multinazionali che offrono servizi nell’immenso e variegato mercato della rete globale. In realtà, però, gli hacker sono individui molto distanti dal ritratto distorto che i media ci propongono, ignorando più o meno consapevolmente la differenza neanche troppo sottile che li distingue dai “pirati” veri e proprio, i cracker.

Rapida panoramica sull'etica hacker

Senza voler entrare nel dettaglio della questione, ma con la sola intenzione di voler offrire una rapida panoramica di un argomento tanto complesso quanto delicato, è bene sottolineare alcuni punti fondamentali che distinguono l’attività hacker dal puro vandalismo telematico tipico del cracking. L’hacking si basa su profonde radici etiche – descritte in modo molto interessante anche da Pekka Himanen, nel suo libro “L’etica hacker” – che prescindono dall’ambito strettamente informatico o telematico, per sfociare in qualsiasi disciplina scientifica, dall’astronomia alla fisica. Ma chi è, dunque, un hacker?

L’hacker, come riporta anche il Jargon File, è “un esperto o entusiasta di qualsiasi tipo”, un individuo che si rifiuta di costringere le proprie conoscenze entro i limiti di quanto sia terreno conquistato, e che tende, con un impulso quasi inconscio, a superare per quanto possibile i confini della conoscenza “di base”. In questo senso un hacker giustifica la sua attività (che non sempre si attiene alla sfera della legalità) con l’esigenza di non fermarsi a quanto sia già stato conquistato, esplorando sempre nuovi orizzonti con lo scopo di impegnare il proprio tempo in modo divertente ma costruttivo. Parallelamente a questa vera e propria sete infinita di conoscenza, grande importanza riveste la distribuzione delle informazioni acquisite, che assume un carattere assolutamente libero, grazie alla mentalità open source, la concezione che si oppone alla tradizionale difesa del possesso di informazioni esclusive (che possono fruttare solo la concorrenza non ne è al corrente), predicando invece la necessità e la formidabile efficacia di distribuire il sapere in modo libero nei confronti di chiunque. L’hacker inoltre ritiene infinitamente più soddisfacente il riconoscimento dei pari rispetto al riconoscimento in termini economici che potrebbe ricavare dal suo operato. Questo è lo spirito hacker: il rifiuto della logica e delle strategie di mercato atte a generare profitto, in favore di un approccio disinteressato alla creazione di qualcosa che venga riconosciuto socialmente utile dai pari, nell’ottica di una concezione creativa del lavoro e dell’impegno in un progetto nato, prima di tutto, come forma di intrattenimento.

Rapida panoramica sull'etica hacker

Rifiutando ogni forma di autorità, sopportando la durissima repressione che subiscono da parte di autorità e media, privilegiando il libero sapere rispetto alle restrittive norme dettate dalla smania di profitto, gli hacker rappresentano uno dei maggiori fronti di sfida alla società moderna, sfida che comporta, appunto, il rifiuto radicale delle imposizioni di un “sistemaâ€? che tende a inghiottire ogni individuo nei suoi rigidi schemi precostituiti.

Letture interessanti: P. HIMANEN, L’etica hacker e lo spirito dell’età dell’informazione, Feltrinelli, Milano 2001
Immagini: www.sandia.gov, amstelxp.blogspirit.com